Castello d'Albola

La tenuta

Di famiglia in famiglia, dal 1979 la tenuta fa parte di Casa Vinicola Zonin.

Le famiglie

I Monterinaldi

Nei secoli XII e XIII sono i magnati di Monterinaldi a entrare in possesso di queste terre e a governarle.

Dai dieci mansi del Mille (di proprietà della chiesa milanese) si passa alla curtis di Albola, una nuova unità che comprende anche il suo piccolo castello o la residenza per il suo signore con il torrione o cassero che risale al XII secolo.

Albola sarà uno dei primi piccoli comuni che diventerà confederato (1306) della costituenda Lega del Chianti.

Gli Acciaioli

Alla famiglia degli Acciaioli si deve la trasformazione della fattoria in estesa proprietà fondaria.

Acquistarono la residenza nel 1515 e lasciarono un segno indelebile nella storia di Albola: Ludovico, figlio di Agnolo Acciaioli che acquistò per primo gran parte di Albola, si propose di ampliare le cinque staiora (unità di vendita dei terreni)  ereditate dal padre con l’intento di formare una grossa unità rurale.

Anche i figli di Ludovico, in seguito, continuarono la politica del padre arrivando ad acquistare anche i poderi delle Ellere e quello di S.Ilario. Iniziarono così a costruire per i numerosi nuclei familiari del territorio il borgo di Castello d’Albola. L’ultimo discendente maschio fu Leone che lasciò tutto alla figlia Caterina che si sposò con un esponente della famiglia dei Samminiati che portarono avanti l’opera iniziata dagli Acciaioli: nella denuncia catastale del 1645, Ascanio Samminiti risultava amministratore dell’azienda Pian d’Albola composta oltre che dai possedimenti già acquisiti da Ludovico Acciaioli, anche da altri terreni estesi quasi fino a Monterinaldi.

I Samminati

Nel 1636 Ascanio Samminiati sposa Caterina Acciaioli che porta in dote i 6000 scudi delle terre di Albola.

Ascanio amplia e perfeziona l’aspetto della residenza. La vecchia casa con le torri, che aveva svolto ruolo di difesa, viene incorporata nella nuova costruzione signorile edificata tra il 1725 e il 1739. Questa è la Villa/Castello d'Albola, abbellita da un parco con cipressi. I muri perimetrali della fattoria conservano le tracce della costruzione medievale, mentre il resto della struttura viene abbatuto per dare spazio alla costruzione della Cappella San Giuseppe, con un altare in pietra serena, dove è riportata in un’iscrizione la demolizione delle vecchie case degli Acciaioli.

Ascanio Samminiati, nominato senatore dal Granduca di Toscana, si occupa anche di razionalizzare i metodi di coltivazione e fa un’opera importante di regolamentazione delle acque per migliorare la coltura delle viti. Grazie all’opera di bonifica e alle sue idee moderne e innovative aumenta la produzione vinicola.

I de’ Pazzi

Nel 1758 Ascanio morì e la proprietà passò alla figlia Camilla che sposò Giovanni Cosimo de’ Pazzi, una delle più antiche e nobili famiglie fiorentine che annovera anche una santa mistica carmelitana: suor Maria Maddalena de' Pazzi.

I loro figli nel 1771, alla morte di Camilla, ereditano un patrimonio immenso, tra cui Pian d’Albola e vastissimi territori del Chianti, per una superficie complessiva di 1542 ettari, di cui 500 nel comune di Radda.

I nuovi proprietari ebbero cura dell’azienda chiantigiana, migliorando la qualità dei vigneti e degli oliveti.

Nel 1851 l’unico proprietario rimasto era Gaetano de’ Pazzi, che sposò la marchesa Eleonora Torrigiani, da cui ebbe la figlia Maddalena, ultima componente dei Pazzi a possedere Albola.

XX secolo

Durante gli ultimi decenni dell’Ottocento ed i primi del Novecento l’azienda agricola ebbe vari passaggi di proprietà fino a che nel 1940 fu acquistata dal principe Giovanni Ginori-Conti, e, in seguito, nel 1979, dalla famiglia Zonin.