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Storia

Storia

Per chi si occupa di vino forse la storia di Albola potrebbe cominciare dalla cronaca del Dizionario fisico geografico del Granducato di Toscana di Emanule Repetti che nota (1841) "Chiamasi propriamente Albola una piaggia accreditata per i suoi vigneti, dai quali si ottengono forse i migliori vini del Chianti". Ma non v'è luogo del Chianti che non sfumi nella leggenda.



L'origine di Albola, lì dove la Pesa ha le sue sorgenti, sfuma nel mito della civiltà protovillanoviana ed è certo che il toponimo abbia origine etrusca.

Di Albola si parla a proposito dei possedimenti di Carlo IV e la prima traccia certa del sito si ha in alcuni rogiti e da un documento notarile del 1010 che regola i rapporti tra alcuni fittavoli albolesi e Arnolfo II arcivescovo di Milano. La diocesi milanese tenne in possesso queste terre per circa tre secoli. Poi se ne conosce la dipendenza dalla Badia di Coltibuono. Ma certo quando Radda - il Comune nel cui territorio ricade il Castello - diviene capitale della Lega del Chianti sotto il dominio fiorentino il Castello è già ben munito e popolato, tenuto in signoria dai nobili di Monterinaldi. Ad ogni modo, la vera espansione di Albola e del Castello si ha con l'arrivo di uno dei rami della potentissima famiglia fiorentina degli Acciaiuoli.

Alla fine del '400 Lodovico Acciaiuoli, che aspirava ad espandere i possedimenti chiantigiani essendo un “insigne dottore cittadino e avvocato fiorentino”, fonda di fatto il possedimento di Pian d'Albola come lo conosciamo oggi. Nel 1515 finalmente l'Acciaiuoli riesce a comprare, oltre alla terra, anche la “Casa Vecchia” dai signori di Monterinaldi e costruisce la villa, inglobando due massicce torri e dando luogo a quell'idea di villa rinascimentale che segna tutta la nobile architettura chiantigiana.

Storia

Dal XVI secolo in poi Albola diviene uno dei possedimenti più ambiti dalle famiglie fiorentine. Lo testimonia l'interesse dei Samminiati che agli inizi del '600, estintasi la discendenza maschile degli Acciaiuoli, entrano in possesso di Pian d'Albola per via delle nozze tra Ascanio Samminiati e Caterina Acciaiuoli. A metà del '700, sarà un altro Ascanio Samminati a fare di Pian d'Albola una sfarzosa residenza e a portare impulso alla viticoltura dando per la prima volta un progetto compiuto alla tenuta anche con notevoli opere irrigue.

Alla morte del Samminiati, sempre per via di matrimonio, la proprietà passò ai Pazzi, una delle più nobili e antiche famiglie fiorentine che la tennero di fatto fino a metà dell'800. Per il secolo successivo Pian d'Albola, che nel censimento generale del Chianti del 1832 era dichiarato come uno dei pochissimi fondi autosufficienti di tutta la zona, conobbe diversi proprietari finché nel 1940 fu acquistata dal Principe Giovanni Ginori Conti e quaranta anni dopo divenne proprietà della Famiglia Zonin per iniziare il suo secondo Rinascimento.